• Psicologa Silvia Ciresa

La stanza di analisi: un dono che ho fatto a me stessa.

Aggiornato il: apr 13

La psicoterapia, un viaggio affascinante e travolgente alla scoperta di te stesso attraverso gli occhi e la mente del terapeuta.




Nel momento in cui decidi di intraprendere un percorso di psicoterapia fai il primo passo verso il volerti bene, un viaggio alla scoperta e cura di te stesso, un viaggio non semplice, certamente affascinante, travolgente, ma non esime da sofferenze, fatiche, momenti bui che necessita di forza, coraggio, ma che ti dona la possibilità di conoscere, ascoltare le tue ferite per lenirle ed accettarle, di osservare la vita da una prospettiva diversa e non solo attraverso quelle “spesse lenti distorte” che le esperienze di vita ti han imposto. La terapia ti dona la possibilità di mettere in discussione tutti quegli assunti che davi per scontato su te stesso, a volte scoprendo anche parti di te che non conoscevi minimamente, non semplici da accettare, ma che ti concedono di trasformare il tuo essere agente nel mondo e finalmente di amarti per come sei.

La stanza di analisi diventa un luogo sicuro, il luogo in cui incontri l’altro, il terapeuta nel suo esserci autenticamente con il suo sguardo, parole, presenza, calore, in un’accoglienza non giudicante, libera, priva di stereotipi in primis come incontro tra due esseri umani e poi come paziente-terapeuta. Un terapeuta pronto ad aiutarti, aiutarti a scoprire ciò che hai dentro, a dargli un senso, ma che da solo non hai la possibilità, forza, coraggio di osservare ed ascoltare, e che solo in quella unica ed autentica relazione può avvenire. La mente del terapeuta ascolta, “la pancia” sente e rimanda con uno sguardo diverso le narrazioni, gli agiti, i vissuti del paziente… rimanda con uno sguardo di riconoscimento, empatico, autentico, senza mescolarci le sue interpretazioni, idee, impressioni e senza dare consigli, senza rispondere alle domande poste dal paziente, ma andando oltre, dando un senso a ciò che sta accadendo, alla domanda d’aiuto che realmente il paziente sta ponendo, senso che può dare unicamente attraverso quelle lenti che solo chi si è preso cura di se stesso prima di te può avere, quel dono in più che possiede.

Quella relazione unica, umana, non ti restituirà ciò che nella vita ti è stato tolto, non cancellerà le sofferenze vissute, non ti fornirà risposte certe, non si sostituirà a te, ma ti darà la possibilità, forse per la prima volta nella vita, di sentirti compreso, riconosciuto, visto, un essere umano amabile per il semplice fatto di esistere, di essere nato, l’amore no, non è qualcosa che si merita, l’amore semplicemente è…scoprirai di essere amabile “nonostante” sarai finalmente te stesso, senza bisogno di fare nulla!

Imparerai ad accettarti per come sei, ad andarti bene con i tuoi pregi e difetti, oh si certo perché scoprirai che la perfezione non esiste, con i tuoi limiti e sensibilità, che anzi potrai rendere come i tuoi punti di forza, e accetterai di non poter piacere a tutti per far rinascere il tuo se autentico.

Lascerai andare un pochino quelle difese, quei meccanismi psicologici disfunzionali che ti hanno permesso di sopravvivere fino a quel momento, che ti davano un senso illusorio di sicurezza, un vantaggio secondario inconscio, ma che in realtà, nulla hanno a che vedere con benessere e serenità….e quando insieme al terapeuta (certo perché la terapia è 50 e 50, la responsabilità ed il desiderio di cura deve assumerselo anche il paziente, da solo il terapeuta lotterebbe contro i mulini a vento) trovi il coraggio di lasciare andare il controllo, di fidarti, comprendi che dietro quei copioni che hai sempre utilizzato, puoi scoprire che anche tu puoi respirare la vita, la libertà di essere, una vita che con i suoi alti e bassi e la sua imprevedibilità può essere meravigliosa, senza necessità di rimuginare su un passato che non tornerà e su un futuro che non puoi controllare, ma semplicemente respirando nel qui ed ora.

Ed ecco qui, che oggi, dopo essermi donata la mia possibilità, mi è chiaro perché 12 anni fa scelsi di iscrivermi alla facoltà di Psicologia, perché amo il mio lavoro con l’emozione e la consapevolezza che possa donare ad ogni altro essere umano, che lo desidera e che se ne prende la responsabilità, la stessa meravigliosa possibilità che ho avuto io.

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